Dire o Comunicare?


Mi trovavo a San Diego ad un congresso internazionale per trainer e coach. Un appuntamento al quale partecipo ogni anno ed ogni volta ho grandi aspettative su chi saranno i relatori e sui contenuti dei loro interventi.

Quel giorno le mie aspettative furono subito rispettate. Il primo relatore, un proprietario di una grossa catena di fast food americana, era un “vecchietto” (più vicino agli 80 che hai 70 anni) decisamente coinvolgente, energico, profondo e brioso, professionale e di grande spessore umano.

Durante il suo intervento ci emozionava, ci faceva riflettere profondamente, ci coinvolgeva facendoci gridare alcune frasi insieme a lui ed alla fine, prevedibile, il pubblico divertito e soddisfatto, non smetteva più di applaudire.

Fu un ottimo inizio, ma la giornata era ancora lunga e altri oratori salirono su quel palco durante tutta la mattinata. Certo lo standard era elevato anche se non proprio al livello del nostro “vecchietto energico”.

Nel pomeriggio salì sul palco un professionista stimato, competente ma… non posso dire certo che era anche un grande comunicatore.

Capivo poco di quello che diceva (e non comunicava), usava un linguaggio complicato, parlava di molta teoria e poca pratica, il suo tono di voce costantemente basso… insomma, per non portartela sulle lunghe, dopo circa metà intervento una buona parte dei partecipanti era fuori dalla sala per prendere aria.

Dire o Comunicare?

Da allora mi sono resa conto di quanto sia vero il detto:

“Se hai una buona idea e non sai venderla è

come se non la avessi mai avuta.”

In quel momento ero io “dall’altra parte”, nel pubblico, ed ho sperimentato in una sola giornata come si può toccare l’apice positivo e negativo della comunicazione vista dalla parte degli ascoltatori. Eppure entrambi erano professionisti stimati e conosciuti, visto l’alto livello della convention.

Quali sono stati gli elementi che hanno fatto la differenza?

Semplice, il secondo si è limitato a “dire” le sue conoscenze senza preoccuparsi di renderle interessanti al pubblico, il primo dava forza alla propria argomentazione, “comunicava” in maniera efficace e motivava la platea all’ascolto.

Quel giorno il vecchietto ha ipnotizzato centinaia di persone con una persuasiva e magnetica strategia di comunicazione. Quella stessa identica strategia persuasiva che ho poi studiato, modellato col tempo e riadattato al nostro metodo Love Management®.

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